Home Theatre – MAAM Roma

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Prima rassegna di videoarte domestica.

a cura di Lorena Benatti, Giorgio de Finis, Donatella Giordano, Mattia Pellegrini, Donatella Pinocci, Davide Ricco, Olivia Spatola

MAAM_Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz_città meticcia
Via Prenestina 913 –Roma

16 maggio 2014
Dalle ore 16.00 alle 20.00

La videoarte entra nel museo “reale” e si fa domestica. Non poteva essere altrimenti al MAAM, il Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz_città meticcia, museo abitato, relazionale e situazionista, che nelle case ha collocato la sua collezione di quadri. Anche questa rassegna, come già la Pinacoteca Domestica Diffusa, nasce, infatti, come dispositivo per favorire l’incontro, invitando il visitatore a varcare la soglia di casa. Oltre cinquanta abitazioni metteranno a disposizione tv e salotto per ospitare arte e pubblico, in una dimensione raccolta, intima, ma dove non solo è lecito, ma obbligatorio parlare. WELCOME! E buona (condi)visione.

PROGRAMMA

IMPERFECT IDENTITIES
a cura di Olivia Spatola

Lo sradicamento come principio sostanziale entro il quale smarrire ogni ipotesi di identità individuale: mille volti diventano un solo linguaggio, migliaia di lingue un solo mondo, cangiante e mutevole, capace di aderire alla forma dell’acqua e adattarsi, di volta in volta, ad una nuova dimora, sempre diversa, sempre la stessa. In un luogo caratterizzato dalla propria spersonalizzazione, labile caducità sulla soglia della decadenza, l’uomo muta i suoi connotati individuali per divenire molteplicità, unità raggiunta nell’eterodossia di pensiero, lingua e costume. Tale microcosmo babelico si pone come specchio dell’intera società, sempre più fagocitante e fagocitata da sé medesima, in cui l’individuo non esiste se non in quanto simulacro di sé stesso. Lo smarrimento è allora sintesi dell’ineguale, perdita di punti di riferimento, multiculturalità che accoglie all’interno della propria dimora la diversificazione, l’intreccio e la sovrapposizione. La sostanza dell’individuo si disperde in una più ampia sostanza universale, la sua materia tralascia e idealmente abbandona la misura del corpo raggiungendo e superando l’imperfezione instabile dell’identità.

Nicola Evangelisti, MONOSCOPIO’S SOUND COLLAGE, Italia, 2014, 10’00”.
Il video Monoscopio’s Sound Collage è un lavoro sperimentale sul tema delle interferenze nei vecchi televisori degli anni settanta.
Una sovrapposizione di suoni e disturbi (prove audio stereofonico della RAI, televisioni orientali, di sigle di fine trasmissione con segnali di fase) su una registrazione d’epoca del logo circolare di fine trasmissioni di Teleriviera del 1977.
La cacofonia viene ulteriormente sovrastata da una voce intergalattica in inglese che intima i grandi del pianeta di avere poco tempo per abbandonare le armi di distruzione di massa; messaggio, che sarebbe avvenuto alla televisione nazionale inglese nel 1977 (secondo fonti da verificare) con i conseguenti commenti dei conduttori.
Il risultato è ironico ma intende far riflettere sul rapporto tra differenti identità e culture.

Vincenzo Marsiglia& Urban Casbah, STAR MOOD, Italia 2011, 2’17”.
I miei riferimenti cinematografici appartengono agli anni 50 e 60 e si riferiscono ad importanti autori come Fellini e Hitchcock, che hanno contribuito in maniera fondamentale alla storia del cinema. Per quanto riguarda il mio modo di lavorare attraverso il mezzo video, vorrei accennare all’ultimo progetto in tale ambito, si tratta di una nuova serie di lavori relativi al film Psyco di Hitchcock, dove l’interazione della stella agisce sui tre loop prescelti, una sorta di cortocircuito fra l’immagine e la stella che subentra come elemento di disturbo.
Il tutto accompagnato da una miscellanea di musica elettronica composta dal gruppo Urban Casbah.

Fabio Bozzetto, LA DANSE DU CORP SANS ESPRIT, Italia, 2007, 2’30”.
L’autore indaga il tema della morte come non-luogo tramite un’animazione onirica e surreale. Una levitazione di scheletri simboleggia la liberazione del corpo dalla materia per una via di pura luce.
Su una lastra di marmo appare misteriosamente la data di nascita dell’autore scritta al contrario.

Francesca Fini, MOTHER –RHYTHM, Italia, 2013, 12’.
Mother-rythm è un video che racconta il mio rapporto con mia madre, con un linguaggio ibrido e sperimentale che fonde gli stilemi del documentario di creazione, la manipolazione del materiale di repertorio e la performance art. Ho sempre pensato che per raccontare una storia non siano necessarie le parole; spesso la rappresentazione surreale e performativa riesce in maniera più efficace a svelare una vita. Sono partita da una constatazione molto semplice, paragonando la quantità di fotografie che mia madre ha accumulato nei suoi 76 anni di vita con le mie, che dovrei vivere di immagini. Una valigia piena zeppa, da una parte, e poche decine di immagini dall’altra. Il fatto che io non conservi nulla, rispetto a lei che conserva tutto, è il punto di partenza della riflessione sul nostro rapporto che è stato sempre molto conflittuale. Due donne forti, dai caratteri assolutamente opposti, pronte spesso a ferirsi l’un l’altra, spesso senza saperlo. Questo video è un tentativo di riconciliazione con lei. Il racconto della storia di mia madre e della sua famiglia, che assume i toni della fiaba domestica, viene affidato alla manipolazione digitale delle vecchie fotografie. Una rielaborazione creativa che dal linguaggio documentaristico si sposta nel reame della videoarte diventando espressione. Così i meccanismi del documentario vengono disinnescati dal surrealismo videoartistico e io mi avvicino a mia madre intrufolandomi nelle sue vecchie foto, accompagnandola nelle diverse età della sua vita. E’ un cortocircuito in cui spazio e tempo collassano, in cui MOTHER al contrario diventa RYTHM (ritmo), in una danza infinita come quel mare grigio “che è sempre lo stesso e che sempre lo stesso sarà, dopo di me, dopo di noi, mentre l’onda si rovescia e torna indietro”.

Gian Luca Beccari, ANIMA, Italia 2004-05, installazione interattiva.
Realizzare un lavoro ispirato al Fedone significa ragionare sulla vita confrontandosi con la morte. Chi cerca l’essenza inevitabilmente si scontra con se stesso, con le proprie virtù e mancanze profonde. Da otto anni lavoro su questo testo ed ho realizzato vari studi teatrali. Ogni volta ne esco ripagato di una profonda speranza nei confronti della vita che non è né sciocca né immatura. Fra tutte le verità di certo la speranza di una vita superiore è la più logica.

Lara Mezzapelle, Giacomo Deriu, ORDINE, Italia 2014, 5’00”.
Il mistero delle regole matematiche che soggiacciono alla realtà sono fondamento del video Ordine, dove le dinamiche del comportamento collettivo sono generate da un algoritmo.
La corsa di una moltitudine in fuga dà origine a composizioni fluttuanti in costante e multiforme metamorfosi, applicando quelle che sono le regole alla base dei fenomeni di autorganizzazione spontanea. Le stesse regole di funzionamento che non solo rendono possibili affascinanti fenomeni come le spettacolari figurazioni create in volo dagli stormi di uccelli, ma governano una vastissima varietà di situazioni che si possono riscontrare in diversi ambiti, da quello della fisica, all’economia, dalla biologia alla sociologia. Prerogativa dell’autorganizzazione è l’assenza di un controllo centralizzato, che nei fenomeni sociali è particolarmente enfatizzata da condizioni di elevato stress come la paura. Ma è proprio questo disordine, ovvero la mancanza di una guida, a rendere l’intero sistema equilibrato, perfettamente in ordine.

Valentina Miorandi, CROSS BROADWAY, Italia, 2009, 5’27”. Courtesy Boccanera Gallery.
Video girato in piano sequenza. L’artista si improvvisa “turista per caso” alle prese con un’inedita perlustrazione intorno all’anima di Manhattan. Il cuore della metropoli è ripreso in un’unica inquadratura, priva di interruzioni, la struttura cinematografica è quella dei titoli iniziali di un film che sta per iniziare; la 42ª strada nel suo status di icona paesaggistica, satura di abbagli, scritte luminose viene attraversata da anonime figure umane. Passanti che, come maree accidentali, transitano nel crocevia, si accavallano gli uni agli altri e diventano “celebri” per il breve lasso di tempo del loro passaggio per poi svanire, sostituiti da altri “divi” momentanei. E’ il genius loci artificiale ed astratto di questo non-luogo a scegliere e determinare, durante il fugace transito, i veri protagonisti dello show nell’ambito di Cross Broadway.

Giuseppe Rado, LAND(E)SCAPE (The Baron in the Trees), Italia, 2013, 2’30”.
Le immagini scorrono in un unico piano-sequenza tra i prati e la base delle piante e poi lambiscono il tronco degli alberi e le croci a “V” dei rami che s’innalzano ora dolci e ora nodosi, tra le fronde segni del nostro tempo, computer, telefoni, libri, dischi, pentole, utensili e abiti e una bicicletta, come lembi del “fare” del “parlare” del “ragionare” del bello e dell’utile insieme, sulla vetta il “fanciullo” fatto uomo e vecchio alla fine dell’arrampicata, tende la mano ad una cima legata ad un’ancora, ultimo ramo volante per un saluto celeste verso il mare. È il pallone aerostatico che conduce altrove, dal quale si vedono uomini, animali ed il giardino terrestre (che da paradiso terrestre, sconfiggendo gerarchie innaturali, diventa terra di tutti). Il tutto si muove in un’unica liquida armonia, lontanissima da muri e bui steccati di ogni sorta.

Davide Coltro, MISTERI video/Paintings, Italia, 2005, 8’37”. Courtesy Sergio Mandelli Arte
Davide Coltro, esploratore dei meccanismi della comunicazione e dell’interattività artistica attraverso la trasmissione mediale per immagini, riprende il suo viaggio nella serie tematica dei “Misteri” con una diversa modalità espositiva: una video-installazione che coinvolge spazialmente e temporalmente lo spettatore in un evento da condividere e comprendere. Una cornice di lavori pittorici fa da sfondo al percorso espositivo, in un’alternanza di fermo immagini che ripropongono ritratti anonimi di figure sole o in gruppo riprese di spalle, contro un fondale nero che li estranea e li isola dal contesto, quale finestra aperta sull’altro, sul mistero.Nella video-installazione i “Misteri”, usciti dal limite chiuso e statico del quadro, si rinnovano ciclicamente e diventano una sequenza in continuo movimento, dove alcuni elementi cromatici di forte impatto emotivo e simbolico, come un ombrello colorato, un turbante, una valigia o uno zaino dalle forme particolari, strappano le figure all’anonimato dello spazio nero e ne conservano il ricordo oltre il tempo e lo spazio. I personaggi che appaiono di schiena, successivamente inghiottiti dal nero dello sfondo, diventano protagonisti del compiersi di un viaggio, fermati e bloccati dall’occhio sia fisico che meccanico dell’artista, per diventare testimonianza di un vissuto, di un “hic et nunc”, di una relazionalità che si perpetua nel tempo. Una macchia di colore, come il cappotto rosso della bimba nel bianco e nero di “Schindler’s List”, connota in senso metafisico e onirico le apparenze dei personaggi, e mediante la soglia umana del viaggio, li transita verso l’oltre, verso “l’ultimo orizzonte”, in una dimensione ferma e immobile al di là della temporalità.

Ferrariofreres, LA RELIGIONE DELL’ARTE#1: La Mariée mise à mort par ses célibataires, même Ferrrariofreres, Italia, 2014, 5’.
Il video documenta una performance, in memoria di Pippa Bacca, effettuata il 7 aprile 2014 nella chiesa dell’ex Oratorio di San Lupo a Bergamo.
La rappresentazione consiste di tre scene: Vestizione, Dormizione e Trasfigurazione della Sposa. I tre quadri hanno luogo nello spazio di fronte all’altare della chiesa di San Lupo e prevedono due attrici, una bacinella con asciugamani, un tombolo con lavoro in corso, un inserto di organza, bisso, lino o stoffa similare, colorante rosso, petali di fiori bianchi.

Elisa Strinna, LA RAGAZZA MELA, Italia 2011, 8’20”. Courtesy Massimo De Luca Gallery
Videoinstallazione in cui Elisa Strinna rende nuovamente attuale una fiaba, La ragazza Mela, trascritta e raccolta da Italo Calvino nelle sue Fiabe Italiane. La frutta diventa il ricettacolo, il feticcio attraverso cui esplorare pulsioni e atteggiamenti che l’uomo instaura nella contemporaneità con il dato naturale e l’opera d’arte.





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